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Testimonianze dal Camerun:
le donne di AFASO raccontano e fanno raccontare.

Ho cercato di tradurre in maniera fedele il testo che mi hanno dato le donne di Afaso. Queste testimonianze vengono raccontate personalmente durante gli incontri di sensibilizzazione che le associazioni di S+ tengono in scuole, carceri, fabbriche. Io ho partecipato a due incontri.
Non ho mai assistito a niente di così duro.
M. Cernuschi


N.
Mi sono ammalata nell'aprile del 1996, dopo la morte di mio marito, deceduto nel 1995. Durante la sua malattia non aveva mai fatto il test e nessuno della famiglia aveva pensato all'Aids. Un anno dopo la sua morte, ho cominciato ad essere molto stanca e ho avuto diarrea per due settimane, non riuscivo più a camminare. Mi hanno trasportata d'urgenza all'ospedale, dove mi hanno fatto il test senza il mio consenso, che si è rivelato positivo. Qualche settimana dopo la mia uscita dall'ospedale, una cugina lontana mi vede al mercato della piazza e mi dice che ho l'Aids. Sorpresa e traumatizzata sono corsa all'ospedale a chiedere che cosa non andasse bene. Una persona mi ha condotta in un ufficio per counseling. Fortunatamente per me ho trovato un'associazione di persone sieropositive che mi ha ridato la voglia di vivere. Ho resistito grazie a questa associazione. Ho 35 anni, madre di 5 figli, senza lavoro e senza reddito.
M.K.
Dopo quattro anni di matrimonio e due figli, mia moglie ha concepito un terzo figlio. Dopo la sua nascita, il bambino ha cominciato ad ammalarsi. Era il 1998. Il medico ha dunque chiesto a mia moglie di fare il test, che è risultato positivo. Il bambino era morto perché si era infettato. Ho dovuto anche fare il test agli altri due, che passavano la maggior parte del tempo all'ospedale. E' così che siamo risultati tutti positivi. Non riuscivo più neanche a respirare a casa mia: pensavo alle malattie e ai pericoli che insidiavano la mia famiglia. Una famiglia intera infettata dal virus della disgrazia. Fortunatamente, la mia prima ragazza, conosciuta prima del mio matrimonio è sieronegativa. Ho perso mia moglie nel 2000 dopo aver speso tutto il mio denaro. Ogni giorno guardo i miei bambini sieropositivi. Mi pento di essermi sposato, perché il matrimonio ha distrutto la mia vita, sono senza speranza e senza progetti, soprattutto per i miei due piccoli.
S.E.
Dopo il divorzio da mia moglie mi sono messo con un'altra donna, con la quale non ho avuto figli. Dopo cinque anni insieme, nel 2000 ha cominciato a star male e il medico le ha chiesto di fare il test. La sua famiglia mi ha nascosto il risultato. Tre mesi dopo è morta. Non potevo neanche immaginarmi che il suo test fosse positivo! Quattro mesi più tardi ho preso un'altra donna e due mesi dopo ho cominciato a perdere peso. Sono passato da 90 a 52 chili e ho avuto qualche episodio di malaria. Sono andato all'ospedale e il medico mi ha fatto fare il test che si è rivelato positivo. Quel giorno ero veramente sconvolto. Nonostante tutti i consigli che mi vengono dati ho sempre paura, perché ho visto soffrire la mia donna.

M.
Nel 1996 mio figlio era molto malato, quasi morto, e bisognava dargli del sangue per salvargli la vita. Perciò ho fatto appello a tutta la famiglia perché mi aiutassero con un po' di sangue. In quell'occasione mio fratello, che aveva lo stesso gruppo sanguigno, l'ha donato per mio figlio. Il bambino aveva quattro anni. A sei anni, quindi due anni dopo, il bambino ha cominciato a stare male, con tutti i segni dell'Aids. Il medico ci ha obbligati a fare il test al bambino, che è risultato positivo. A questo punto abbiamo dovuto farlo anche noi due, ma il risultato è stato diverse volte negativo. Nella nostra vita abbiamo avuto solamente questo bambino, che è già infettato dall'Hiv. Questa malattia ci fa molto male, perché lui è sempre malato e ricoverato con infezioni gravi. Siamo molto infelici a causa della malattia del nostro unico figlio.
P.N.
Ho avuto un figlio nel 1994. Dopo la sua nascita, con il passare dei mesi, questo bambino era sempre malato: diarrea, linfonodi ecc. Nel 1997 aveva tre anni e pesava 5 chili. Era come un bebè di due mesi. Non ci era mai capitato niente di simile e tutta la famiglia era preoccupata. Il medico ha quindi chiesto il test per il bambino, che era positivo. Anch'io l'ho fatto e sono risultata positiva. Qualche mese più tardi il bambino è morto. Mia madre non ha potuto sopportare il colpo e si è suicidata. Con l'Hiv sarei morta anch'io e ha preferito morire lei per prima Che sofferenza per me, vivere con l'Hiv: senza ne' padre ne' madre, senza marito e senza figli a vent'anni… Adesso vivo grazie alla preghiera e al sostegno delle associazioni di sieropositivi.

L.E.
Nel 1996 il nostro bebè di sei mesi ha cominciato a essere ammalato: rosse, diarrea, linfonodi, vomito, malaria… Il bambino è stato ricoverato e il medico ha richiesto il test, che era positivo. Io e mio marito siamo quindi stati obbligati a farlo a nostra volta: positivi. All'ospedale siamo stati abbandonati a noi stessi: gli infermieri non volevano occuparsi del nostro bambino perché aveva l'Aids. Addirittura attaccavo io le flebo. Non potendo più sopportare le prese in giro nella stanza dell'ospedale, siamo usciti per aspettare la sua morte a casa nostra. Qualche giorno dopo, nostro figlio è morto. Fortunatamente per noi, il nostro primo figlio è negativo. Abbiamo allora dedicato la nostra vita al Signore, che ci ha tenuti in vita fino a oggi. E ogni giorno ringraziamo il Signore per aver risparmiato dall'Hiv il nostro primo figlio.

M.J.A.
Nel 1995, quando avevo diciott'anni, ho avuto una malattia venerea (herpes genitale). Il medico mi ha chiesto anche il test dell'Hiv, che si è rivelato positivo. E' stato troppo duro per me. Ho dovuto abbandonare gli studi e ho aderito ad un'associazione di persone sieropositive, grazie ai consigli dell'infermiera che mi ha dato il risultato. Da quel giorno ho deciso di lavorare contro l'Aids. Sono molto impegnata nella lotta contro l'Hiv e molto attiva nella mia organizzazione. Viaggio spesso all'estero per seguire le conferenze sull'Aids. Faccio da sostegno alle persone con Hiv o Aids. Piango miseria con i donatori di fondi perché le medicine specifiche siano accessibili a tutti.

S.D.
Ho vent'anni e sono studente. Ho fatto volontariamente il test nel 1998 ed era positivo. Fortunatamente per me, ho trovato un'associazione di persone sieropositive e vi ho aderito. Ho imparato molte cose in associazione. Sono asintomatica. Ho ricevuto molte informazioni che mi hanno permesso di fare counseling psicosociale e adesso aiuto gli altri a tirasi su il morale e vado a trovarli a casa quando me lo chiedono per aiutarli ad accettarsi e a prolungare la loro vita.
O.E.
Ho avuto una malattia venerea a ventott'anni e le cose mi uscivano su tutto il corpo. Per due anni il mio medico non è riuscito a curarmi e non mi ha neanche chiesto il test. Non potendo più sopportare la situazione ho cercato di fare il test: non capivo perché la mia malattia non finiva mai. Il risultato era positivo. Ho dunque preso tutto il mio coraggio e sono salita dal mio medico, perché potesse fare qualcosa per me. Arrivata da lui con il risultato mia piuttosto traumatizzata, dicendomi che non ne avrei avuto per molto. Sono uscita a pezzi e sono andata a confidarmi con qualcuno che mi ha inviata all'Hopital Militaire di Yaoundé, progetto Presica. Al consultorio psicosociale si sono presi cura di me, insegnandomi a vivere positivamente con il virus. Tutto quello che ho avuto al consultorio di ha dato la speranza di vivere. Auguro lunga vita a questo progetto.
Adesso ho trent'anni e non ho ne' moglie ne' figli.

M.S.
Ho avuto la tubercolosi nel 1995. Sono stato all'Ospedale di Metet dove mi hanno fatto un prelievo senza dirmi di che si trattava. Dopo il risultato positivo, non me l'ha detto, ma l'ha scritto sulla cartella clinica. E io, che non sapevo leggere, non ho capito niente e sono rientrato a Nanga, dove lavoro. La tubercolosi è guarita. Dopo cinque anni, mentre ero a Nanga, ho avuto malaria, dimagramento, diarrea e altre cose. Allora sono andato all'ospedale di Nanga, dove il medico, vista la cartella clinica, mi ha mandato subito all'Hopital Militaire di Yaoundé, progetto Presica. Sono stato sorpreso di sapere che ero portatore del virus Hiv da cinque anni. Mi domando perché il medico mi ha nascosto la mia sieropositività. Voleva la mia morte? Al Presica, il giorno 23.1.2001 ho imparato molte cose sulla mia nuova vita. Il consultorio mi ha preso in carico insegnandomi a vivere positivamente con il mio virus. E ho avuto la speranza di vivere. Ho cinquantun'anni, sposato e padre di sei figli. Auguro lunga vita a questo progetto.
 
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